Appunti di Viaggio


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Umbria Wreck

DESTINAZIONI > Mar Rosso

Musei sommersi: il relitto "Umbria"
Originariamente la nave Umbria aveva un altro nome: Baia Blanca. Era stata costruita in Germania e dopo il suo varo, avvenuto nel 1923, aveva navigato in Argentina. In seguito prese il nome di Umbria appartenente al Lloyd Triestino e nella navigazione che l’avrebbe portata in Mar Rosso, Sudan, fino quasi Port Sudan, a Wingate reef, dove giace, invece dei passeggeri trasportava un carico bellico che interessava molto gli inglesi. Questa nave di 10.127 tonnellate di stazza aveva nelle sue stive 360.000 bombe, disposte in maniera ordinata allora come oggi. Oltre questo a bordo erano state caricate delle Fiat 1100, detonatori, tonnellate di sacchi di cemento, bottiglie di vino e bottigliette di profumo. La sua destinazione finale era Calcutta, ma si fermò molto prima.

L’affondamento
Stava per iniziare la seconda guerra mondiale, e il 9 Giugno 1940, a Wingate reef, l’Umbria veniva affiancata dalla Royal Navy per un controllo. In realtà era un pretesto, si attendeva l’inizio delle ostilità per impadronirsi del carico, che al momento non potevano effettuare, poiché l’Italia era un paese non schierato. A bordo della nave salivano gli inglesi con in testa il tenente di vascello Steven. Il comandante della nave Umbria, Lorenzo Muiesan, apprendeva via radio, in una trasmissione per le truppe dell’Impero, che la guerra sarebbe iniziata alle 19:00. Era il 10 Giugno 1940, il comandante immediatamente impartiva l’ordine di affondare l’Umbria. Fingendo un’esercitazione, nella sala macchine venivano aperte delle vie all’acqua. L’affondamento sarebbe avvenuto in due ore, la nave veniva abbandonata a bordo delle scialuppe di salvataggio, per ultimi lasciavano al suo destino l’Umbria il tenente di vascello e il capitano con stima reciproca. Il carico non era caduto in mani nemiche e sarebbe stato custodito dal mare... per sempre.

Immergiamoci sull’"Umbria"
Scendere sulla nave conoscendone la storia è quasi far rivivere gli avvenimenti. C’è poca distanza dal porto di Port Sudan a Wingate reef, quando si arriva l’Umbria già si nota, la nave è disposta su un fianco con i paranchi delle scialuppe di salvataggio che affiorano dalla superficie del mare. Solitamente l’acqua non ha una visibilità ottima, ma questa volta è davvero eccezionale! La luce filtra tra i rami delle grandi madrepore cresciute sulle strutture della nave creando giochi di luci spettacolari. Il corallo ha conquistato infatti una buona parte delle strutture, degli anemoni dal manto di un rosso porpora sono ben saldati all’estremità di un "palo" che si protende verso l’esterno. Nelle stive, minacciose ma senza pericolo appaiono accatastate le bombe, ci muoviamo con estrema delicatezza per non alzare del sedimento e procediamo nell’interno, in un antro buio prendono forma le sagome delle Fiat 1100 e d’incanto il tempo è relativo, nella stiva vicino un tappeto di bottiglie è disteso a ricoprire l’intera area. "Passeggiamo" nel corridoio, la sala da pranzo sembra illuminata dai lampadari, in realtà è la luce ambiente a rischiararla perfettamente. Ci introduciamo nella sala macchine, nuotando verso l’interno gli spazi diventano sempre più angusti. Pinneggiando verso poppa giungiamo alla grande elica; la seconda, data l’inclinazione della nave, è schiacciata sotto lo scafo. Le pale sono veramente imponenti, risaliamo sulla fiancata e dopo la prevista sosta di deco risaliamo sul gommone che ci porta sulla nostra imbarcazione, il mare è un olio. Il viaggio prosegue per itinerari dal sapore mitico, come Sha’ab Rumi, dove il comandante Jaques Yves Costeau aveva costruito Precontinente II, le cui strutture sommerse sono ancora presenti, ma questa è un’altra immersione ...

Testi e immagini di : Domenico Martino


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