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Kangaroo island

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Kangaroo Island
Kangaroo Island, South Australia, è l’isola dei canguri. In realtà è l’isola dei koala, tanto è vero che il loro sviluppo demografico è rigidamente controllato, anche se non se ne vedono molti, vista la loro indole sorniona. Per i subacquei l’isola è più famosa per una specie che in Italia chiamerebbero “Dragone frondoso marino”, che lascia presagire incontri inquietanti. Le due creature che andremo ad immortalare stavolta sono il Leafy SeaDragon e il Weddy SeaDragon. Situata a 18 km (12 miles) dalla terraferma del South Australia, Kangaroo Island si raggiunge con un ferry da Cape Jervis, a circa un ora e mezza a sud di Adelaide. La navigazione dura 45 minuti circa e una volta scesi il modo migliore per visitare l’isola è quello di affittare un auto. Kangaroo Island è facilmente raggiungibile anche via aereo da Adelaide, anche se il mezzo più comodo per trasportare le pesanti attrezzature resta il traghetto, visto che gli aerei che volano ogni giorno per l’isola sono piuttosto piccoli. In questo spettacolare mare si hanno le migliori opportunità per osservare le due specie mimetiche e affascinanti che sono appunto il Leafy SeaDragon e il Weddy SeaDragon. Anche se presenti in buon numero, bisogna avere un occhio davvero allenato per individuare gli esemplari, riescono a confondersi con la vegetazione presente in modo impressionante e il respiro marino li aiuta molto, conferendo al fondale un movimento vitale, complicando quindi l’intercettamento. Per questo mi affido a dei veri esperti: il Kangaroo Island Diving Safaris. Il loro slogan tradotto cita: “100% Garantito: Se non vi mostriamo un SeaDragon in due giorni di immersioni, noi vi daremo altri due giorni di immersioni gratis”.

Leafy & Weddy
Ma scopriamo qualcosa in più su queste due misteriose creature prima di raggiungerle per filmarle sott’acqua. Mi documento un po’ e vengo a conoscere particolari molto curiosi. Intanto, il Weddy Seadragon, nome scientifico Phyllopteryx taeniolatus (Lacépède, 1804) e il Leafy Seadragon, nome scientifico Phycodurus eques (Gunther, 1865), appartengono alla famiglia dei cavallucci marini. La loro caratteristica principale è quella di avere delle appendici lungo il loro corpo (molto più numerose nel Leafy) che ricordano molto il kelp che ricopre le rocce di questi fondali, conferendo loro l’abilità del camuffamento, visto che il loro nuoto consiste nel lasciarsi trasportare dalla corrente, assecondando il movimento del mare, proprio come il fitto kelp. Il loro habitat è proprio tra queste roccie, in fondali che vanno dai 3 metri fino ai 50, in tutta la costa dell’Australia del sud con mare temperato, che va da Rottnest island, nel Western Australia, sino al New South Wales. Un’altra peculiarità è che contrariamente ai cavallucci marini maschi, che trasportano i cuccioli in una sacca posta sull’addome, il marsupio, il Leafy e Weddy, sempre esemplari maschi, caricano le loro uova, fissate esternamente a grappolo sull’addome, in una zona chiamata area di cova. Il numero trasportato è considerevole, può raggiungere anche 150-200 uova, che vengono incubate per circa 8 settimane. Solo un 5% raggiunge la maturità dopo circa 2 anni, misurando circa 45 centimetri per il Weddy e leggermente meno, 30 centimetri mediamente, per il Leafy.

E’ appunto questa curiosità, cioè la peculiarità di trasportare le uova, che mi spinge a capire meglio il periodo riproduttivo, proprio per riuscire a filmare queste creature in nursery. La partenza fissata è per Febbraio, stagione ideale per verificare questo fenomeno. E’ anche il momento in cui si effettuano i migliori avvistamenti di squali bianchi nel South Australia, a Neptune Island, partendo da Port Lincoln, cosi le due opportunità coincidono. Proprio a Port Lincoln, visitando l’acquario dove vengono allevate diverse specie di sea horse (cavallucci marini), vedo per la prima volta dal vivo sia il Leafy che il Weddy Seadragon e mi rendo conto che sarà un compito arduo il lavoro che mi attende, il movimento imprevedibile e fluttuante dovuto al lasciarsi trasportare dalla corrente complicherà le mie riprese macro, tassativamente valutate con fuoco manuale. Con me si trova anche il mio amico Francesco, che mi supporterà nelle riprese di superficie, visto lo spettacolo dei paesaggi che regala quest’isola, per almeno un terzo protetta da parco nazionale. Terminata con successo la spedizione con lo squalo bianco, torniamo ad Adelaide e dopo qualche giorno inizia la nuova avventura per Kangaroo Island. Raggiunto il porto dell’isola con il ferry, noleggiamo un fuoristrada e percorriamo la strada, seguendo la cartina, alla volta del Kangaroo Island Diving Safaris, specialista per accompagnare fotografi e cameraman subacquei a ritrarre uno dei pesci più rari nel mare. Gli spazi qui in Australia sono immensi e anche Kangaroo Island non fa eccezione, la sede e abitazione dei responsabili del diving è una tenuta immensa che attraverso una strada sterrata davvero tortuosa porta al mare. Il confortevole catamarano ci attende a poche decine di metri dalla costa, subito raggiunto con il solito dinghy, piccola imbarcazione a forma di gommone ma totalmente in alluminio. Il primo giorno non ci regala sorprese, non il Leafy o il Weddy Seadragon almeno, ma nuotare con i saettanti e amichevoli leoni marini è un’esperienza sempre eccitante. Il secondo giorno si ripete il briefing, molto rigido, questo a salvaguardia della specie. Questi esseri, infatti, una volta illuminati, vengono smascherati dal loro camuffamento e diventano prede facili. La raccomandazione è quindi di spegnere gli illuminatori se intercettati e di stressarli il meno possibile durante le riprese, visto la fragilità delle creature. Si iniziano i preparativi e mi sento privilegiato e un po’ controllato, avrò una guida dedicata… la migliore…è il figlio!! Indossata la spessa muta da 7mm ci caliamo in acqua e iniziamo la nostra discesa, la visibilità è discreta e tutto il fondale sembra in movimento, il kelp oscilla ritmicamente al respiro del mare. Confesso una leggera apprensione nell’immergermi in acqua libera con ara dopo aver terminato, trascorsi cosi pochi giorni, l’adrenalinica esperienza dello squalo bianco. Siamo su un fondale di 16 metri, di tanto in tanto qualche leone marino si affaccia curioso, ascolto solo il rumore delle mie bolle che fuggono verso il bagliore della superficie e ogni tanto ho la sensazione di essere osservato, in fondo è anche il suo habitat, del grande squalo bianco e, a proposito, ne avevano avvistato proprio uno dieci giorni prima. Mah…potere della mente, mi concentro sul Leafy e sul Weddy e osservo la mia guida che aguzza la vista. I minuti trascorro e ancora niente, poi all’improvviso la mia attenzione viene richiamata, il primo esemplare è stato individuato…iniziano le danze. Mi muovo con estrema delicatezza, restando in hovering sul Leafy Seadragon…sono emozionato, è un incontro davvero spettacolare. Ecco che si verifica quanto spiegato sul catamarano poco prima, un pesce a bande bianche e nere punta decisamente il Leafy scartandolo di pochissimo, abbasso subito le luci per metterlo fuori traiettoria e poi le spengo, accompagno per un po’ la creatura aspettando che riacquisti l’invisibilità. Riesco di nuovo a realizzare delle macro molto spinte, nel frattempo la guida ha scovato il Weddy e le mie pinne mi dirigono verso il nuovo esemplare, anch’esso maschio e munito di uova. E’ una giornata fortunata, ora due esemplari, un Weddy e un Leafy nuotano a breve distanza tra loro, ho l’imbarazzo della scelta ma la mia concentrazione resta alta e continuo a filmare finalizzando i particolari. Il tempo trascorre veloce ed è già ora di risalire, alcuni leoni marini vengono a salutarci e poi si sale sul catamarano. A bordo mi chiedono se desidero tornare il giorno successivo per immergermi ancora a filmare le due specie, ma non approfitto della loro disponibilità, il loro slogan si è dimostrato davvero azzeccato ed io ho avuto le giuste opportunità per fare un buon lavoro. Sono soddisfatto, prosegue il nostro tour alla scoperta delle meraviglie di Kangaroo Island.

Testi e immagini di : Domenico Martino


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