Appunti di Viaggio


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Isola di Boavista

DESTINAZIONI > Isole di Capoverde

Arcipelago di Capo Verde
In un periodo in cui le guerre sconvolgono il Medio Oriente e le epidemie da sars invadono l'Oriente, volare per l'arcipelago di Capo Verde, formato da dieci isole situate di fronte le coste africane del Senegal, riduce il freno psicologico dei viaggiatori alla partenza. Mi avevano chiesto se avevo conoscenza su queste isole ... sapevo che erano rinomate per gli appassionati di windsurf, che non fa certo rima con subacquei, perché significa vento e mare, il che non era di buon auspicio per il servizio sott'acqua da realizzare. Queste isole, infatti, sono esposte all'Aliseo di nord-est che soffia da Dicembre a Maggio e si suddividono geograficamente in due gruppi: Barlavento (sopravento) di cui fanno parte anche Sal e Boavista; e Sotavento (sottovento). Il volo dall'aeroporto di Fiumicino è piuttosto breve, poco più di cinque ore non sono molte. Siamo quasi giunti a destinazione, guardo dal finestrino, ci troviamo in pieno Oceano Atlantico, al di sotto del Tropico del Cancro e nonostante l'alta quota dell'aereo vedo le spume prodotte dalle onde dell'oceano, io ed Enzo ci diamo uno sguardo d'intesa. La lunga pista dell'isola di Sal (letteralmente isola del sale) attende il nostro volo, dall'alto il panorama è davvero brullo, coni vulcanici e una natura aspra arsa dal sole, tanto che mi viene da pensare all'etimologia della parola "Capo Verde". Successivamente scopro che si chiamano cosi poiché si trovano sullo stesso parallelo di una rigogliosa area della costa del Senegal. Ci troviamo nel crocevia dell'Atlantico: pensate che con sole tre ore di volo dall'isola di Sal si arriva in Brasile!! La posizione strategica favorì le mire espansionistiche dei portoghesi, la vicinanza con le coste africane contribuì la tratta degli schiavi, impiegati nelle isole come manodopera o trasportati in Sudamerica. Le isole di sopravento di Sal e Boavista, oggetto della nostra visita, custodiscono nei loro fondali i tesori delle numerose navi affondate a partire dalla metà del 1400, epoca delle nuove rotte commerciali e delle scoperte geografiche. Ma torniamo al nostro viaggio, che cercherà appunto di documentare l'aspetto dei naufragi del passato.

Boavista
Nell'attesa del piccolo aereo, che in soli quindici minuti ci porterà nell'isola di Boavista, raggiungiamo in taxi il porticciolo di Palmeira, dove filmiamo i bimbi dai volti meravigliosi che giocano davanti ai nostri obiettivi, mentre i pescatori puliscono il pescato. Qui la cultura prevalente è quella creola, anche se nei secoli le razze africane e minoranze europee, soprattutto portoghesi, hanno dato vita alla nuova etnia. Torniamo all'aeroporto e decolliamo per Boavista, il tratto di volo è brevissimo e il panorama che scorgiamo dal finestrino è ancora più selvaggio dell'isola di Sal, ci sono aree che potrebbero essere utilizzate come location per girare film sul pianeta Marte!! Consigliata vivamente un'escursione in fuoristrada, i paesaggi che si propongono tra dune (veri e propri pezzi di Sahara), distese spiagge bianche con un mare turchese, villaggi che sembrano colorati ad acquerello e molto altro sono di una bellezza unica, incontaminata. E' Stravagante (nome della guida locale) ad accompagnarci con la jeep lungo la strada acciottolata che porta al villaggio di Rabil, il percorso poi gradatamente scompare e lascia il 4WD sulle impegnative dune, una delle quali cattura il differenziale del mezzo costringendoci ad una sosta forzata di alcuni minuti. Arriviamo cosi a Praia Varandinha, bellissima spiaggia dove il mare ha scavato delle grotte naturali. Non è raro scorgere, nel periodo primaverile, i salti delle megattere dalla costa, che qui vengono per allattare i "piccoli", è possibile seguirle più da vicino con delle barche a vela che studiano i comportamenti di questi cetacei e ne registrano i canti melodiosi con degli idrofoni. Proseguiamo per Cabo Boa Esperanca, dove il relitto del mercantile Santa Maria, abitato da una coppia di aquile di mare, poggia a pochi metri dalla riva su un fondale sabbioso. Sulla spiaggia, un carapace di tartaruga, una "caravella portoghese" (medusa dai tentacoli velenosissimi) e diversi resti di balenottere arenate ci lasciano immaginare come l'Aliseo soffi prepotente su questa costa. Già, l'Aliseo, le numerose secche in mare e il magnetismo di punta del Morro Negro, che inganna le bussole, sono un rischio per le navi. Sono più di 60 le navi affondate nelle varie epoche, e questi mari custodiscono tesori inestimabili, sono considerati tra i fondali più interessanti dell'Atlantico del sud dai cacciatori di tesori. La sera incontriamo nella struttura che ci ospita, perfettamente integrata con l'ambiente, i responsabili del diving operante nell'isola, ma sia io che Enzo ci rendiamo conto che gli accordi presi prima di partire sono mutati troppo per poter organizzare immersioni con loro. Ci rivolgiamo cosi ad un pescatore locale, il migliore dell'isola dicono, il quale ci garantisce le immersioni nella costa più battuta, dove giacciono i galeoni!! La mattina dopo appuntamento al piccolo molo, il mare si è ingrossato, tanto che la nave container ha staccato gli ormeggi ed è in rada, nel frattempo il barchino del pescatore guadagna lentamente il molo. Purtroppo ancora un ostacolo, un inconveniente tecnico rende inutilizzabile una bombola e, non avendo la possibilità di reperirne un'altra, siamo costretti a rinunciare alle immersioni sull'isola di Boavista.

Testi e immagini di : Domenico Martino


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