Appunti di Viaggio


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Great white 2

DESTINAZIONI > Australia

Great White Shark 2
La pastura continua il giorno dopo, solo che il mare non mi consente di scendere in gabbia per delle riprese filmate, sarei sballottato troppo. Ci concentriamo allora sulle riprese dello squalo dallo yacht, quando mette il muso fuori per addentare e sembra puntarti fisso con lo sguardo. L’esemplare di oggi è il più grande che incontreremo in questa spedizione, intorno ai cinque metri. Comincia a girare in tondo con la pinna dorsale che solca il mare, poi carica l’esca, i suoi morsi sembrano accettate, mostra i denti in parata, la membrana nittitante va a ricoprire l’occhio e la sfera nera muta in un bianco gelido, vi assicuro che guardare un bestione del genere lascia un velo di ‘timore reverenziale’. Gli studiosi pensano che questa membrana serva agli squali per proteggere gli occhi da eventuali ferite che le prede potrebbero infliggergli mentre si dibattono tra le fauci. L’evoluzione ha perfezionato questa macchina da caccia: sotto gli occhi, ad esempio, sono presenti una serie di fori. Sono le ampolle di Lorenzini e fanno parte del sistema elettrosensorio degli squali, percepisconono i campi elettrici in acqua riuscendo a capire se la creatura può essere predata o meno. E’ il terzo giorno, si scende nuovamente in gabbia, la visibilità è meno buona, il mare calmo e degli squali nessuna traccia. La nebbia rossa della pastura invade la gabbia, non riesco a distinguere nulla, ma in breve il movimento del mare la trasporta via. Finalmente appare un esemplare di squalo bianco di sesso maschile di circa 3 metri, si distingue per il doppio apparato riproduttivo. Sfila lentamente con la mascella semiaperta, poi scompare di nuovo. Dopo diversi minuti ecco apparire di nuovo il dorso scuro scivolare sinuosamente sul fondale per dissolversi di nuovo e riapparire sotto la chiglia dell’imbarcazione pronto per un agguato silenzioso
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Incontro ravvicinato
Nel frattempo Rolf da sopra ha calato in acqua la palocamera e riprende i suoi spostamenti sino al suo attacco a sorpresa, quando punta l’esca dal fondo e non dalla superficie. Andrew è pronto a recuperare la cima e lo squalo punta dritto la gabbia, ancora una volta mi trova pronto e filmo tutto, anche Francesco con la sua digital beta riprende la scena dall’imbarcazione. Mi giro verso la palocamera ed esulto ancora per far capire a Rolf che è tutto in macchina. Noto nei passaggi ravvicinati che sulla pinna dorsale porta la targhetta con il codice identificativo. Esiste infatti un programma cui fa capo il CSIRO del Marine Research in Hobart che si occupa di immagazzinare i dati di marcatura e di identificazione degli squali, un po’ per cercare in qualche modo di censirli, un po’ per seguire gli spostamenti e cercare di conoscerli meglio. Rolf contribuisce alla ricerca marcando gli squali durante le sue spedizioni, agli squali viene dato un nickname che di solito corrisponde al nome di uno dei suoi ospiti a bordo, lo squalo di oggi è una vecchia conoscenza: si chiama Geof ed è stato marcato il 21-12-2002 Rolf mi mostra la sua scheda di identificazione una volta uscito dalla gabbia, è stato proprio lui a marcarlo infatti e lo saluta con sincero affetto quando nuota intorno alla gabbia. Ci sono squali che vengono marcati con un sistema che viene monitorato via satellite: un esemplare durante un periodo di circa 4 mesi ha percorso oltre 3000km, dalle coste del Victoria, attraverso il basso stretto della Tasmania e tornando verso il New South Wales, prima di interrompere la trasmissione probabilmente a causa delle batterie scariche o di un danneggiamento del tag. Comunque una stima della popolazione dei bianchi non è possibile ad oggi, però Rolf afferma con certezza che questa specie nell’area sopra citata è presente in buon numero e che se si continua a proteggere il grande squalo bianco, il rischio estinzione potrebbe essere scongiurato. Per quanto riguarda la nostra spedizione, torniamo a Port Lincoln arricchiti da un’esperienza unica che ha avuto il 100% di successo, sia per gli incontri avuti che per le immagini filmate, poiché in mare si sa… niente è garantito.

Testi e immagini di : Domenico Martino


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