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Gli aborigeni

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Gli Aborigeni : storia, cultura, credenze
Per 50.000 anni, gli aborigeni australiani sono rimasti virtualmente isolati dal resto del mondo. La religione aborigena crede nel ‘dreamtime’, nella creazione ancestrale che ha plasmato la terra, dato vita alle piante, ai rettili (creature sacre), agli insetti, ai pesci, agli uccelli e agli uomini. In questo viaggio ancestrale di creazione attraverso il continente nel Dreamtime, essi sono emersi dagli strati del sottosuolo o dal mondo celeste e si sono trasferiti in una terra priva di interessi. Qui hanno creato le rocce con le colline e le montagne, i fiumi e tutte le caratteristiche delle condizioni ambientali. Allo stesso tempo la creazione ancestrale ha posato su tutti la vita, uomini, animali e piante, mettendo un sistema di comunicazione tra gli esseri. Fatto questo, essi si sono ritirati nel mare, nel sottosuolo e nei cieli, benché essi non abbiano mai abbandonato il loro universo. Per oltre 50.000 anni, musica, canti, danze e storie tramandate suonando strumenti musicali ricavati dalla natura hanno avuto un ruolo importante in tutti gli aspetti della vita degli aborigeni, sia sacri che non sacri. Adempiendo a queste culture aborigene, chiamate nella loro lingua corroborees, essi attuano rappresentazioni drammatiche mimando e suonando delle storie sugli individui e sulle famiglie delle tribù. Queste performances hanno diverse funzioni: nei rituali il gruppo, seduto intorno al fuoco, ascolta i canti degli individui che con i loro corpi decorati dei colori della terra a formare simboli di animali come il canguro o l’emu, per esempio, quando si vogliono rappresentare scene di caccia, danzano narrando cosi racconti ancestrali, la leggenda del dreamtime. In questo modo onorano e rispettano gli esseri procacciati per cibo. E’ il suono della madre terra, e loro hanno il potere di ascoltarlo. Lo strumento musicale onnipresente nei loro canti è il Didgeridoo, o Yidaki. Il mezzo per esprimere la loro arte a fiato è ricavato da un tronco di eucalipto, reso cavo dalle termiti, che donano cosi ad ogni elemento un suono unico. Ho assistito a queste rappresentazioni e l’atmosfera che si crea è magica, ci trasmettono brani della loro cultura che per i più è andata perduta.Per molti anni sono stati perseguitati dagli occidentali, prima di riappropriarsi della propria dignità. Ad oggi gli aborigeni compongono circa il 2% (forse 300.000) dell’intera popolazione australiana, vivendo soprattutto in tribù nelle riserve confinate nel bush, i nostri boschi, istituite dal governo, al fine di conservare nelle generazioni future le tradizioni e la cultura. Ho conosciuto una suora che ha vissuto per un periodo con una tribù entrando in contatto con la loro cultura e ho ascoltato storie davvero sconcertanti, come quelle in cui i figli venivano sottratti alle famiglie aborigene per essere ‘civilizzati’ da quelle occidentali. Questo, fortunatamente, accadeva molto tempo fa.

L'Arnhemland

Il nostro viaggio (il quale si rivelerà in qualche modo anche interiore) per documentare le tracce che hanno lasciato gli aborigeni e vivere le emozioni nelle loro tribù ha inizio nel nord ovest della remota regione dell’Arnhemland, tra il Kakadu National Park e Cobourg Peninsula, a nord dello stato del Northern Territory. Si tratta di una terra senza tempo, dove la wildlife e le pitture aborigene di ere remote sono rimaste inalterate. Si giunge al campo attrezzato, l’unica struttura che ci permette di visitare l’area, volando a bordo di un piccolo aereo attraverso un panorama mozzafiato da Darwin (Jabiru in aborigeno) sino alla piccola pista sterrata per l’atterraggio sottratta alla foresta di eucalipto, tra ramificazioni di fiumi e scarpate scoscese. Qui un personaggio unico, Max Davinson, un bushman, guida di provata esperienza del Davinson’s Arnhemland Safaris, ci condurrà nell’avventura in questa remota regione. Trascorsa la notte nella confortevole tenda con i suoni del bush a circondarci, una ricca colazione ci attende. Partiamo sulla 4WD per un percorso tortuoso, tra i fitti eucalipto e gli alti coni di terra, dimora delle termiti, mentre i canguri ci sfilano veloci con ampi balzi. La jeep guada agevolmente corsi d’acqua, dove dimorano i coccodrilli fresh water (acqua dolce) e i temibili salt water (acqua salata), si arrampica tra le rocce dove non esistono percorsi, ma alla fine è costretta ad arrendersi davanti ad un muro troppo impegnativo. Scese le attrezzature dalla vettura iniziamo il percorso a piedi, il paesaggio intorno a noi si fa man mano sempre più particolare, le rocce hanno delle forme mai osservate prima, quasi formassero dei colonnati, si cominciano a vedere le prime pitture all'interno delle grotte. Quest’area del Mount Borradaile conserva delle testimonianze davvero spettacolari, le più ricche e l’eredità più antica riportata a noi della cultura aborigena, datate oltre 50.000 anni fa!! E’ impressionante, quando pensiamo a qualcosa di estremamente antico, ancestrale, associamo la civiltà egizia con le tombe e i monumenti, come la piramide di Cheope, costruita ‘neanche’ 5.000 anni fa, ci fa notare Max. Uno dei più potenti simboli spirituali aborigeni nel Dreamtime, il serpente arcobaleno e moltissimi altri sono dipinti con qualità non riscontrata in altre zone dell’Australia. Il serpente arcobaleno originato nel nord dell’Australia nell’albeggiare del Dreamtime ha viaggiato attraverso la terra creando al suo passaggio, montagne, valli, fiumi, laghi e pianure. Alla fine è andato a riposare nell’Australia centrale e da esso sono emersi gli spiriti della gente che si sono dispersi in tutte le parti del continente, creando diverse tribù nelle loro terre da sogno, sviluppando differenti lingue durante questo processo. Walya-Nam-Adiki (mia madre la terra) caratteristica forte nella tradizione orale del Dreamtime. Questo posto al centro dell’Australia, il centro dell’universo per gli aborigeni, è Uluru, o Ayers Rock, il monolite più grande al mondo nel Kata Tjuta National Park ove la tribù degli Anangu custodisce ancora i suoi segreti.

Testi e immagini di : Domenico Martino


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