Appunti di Viaggio


Vai ai contenuti

Darwin e Wolf

DESTINAZIONI > Isole Galapagos

Documentari e cinema
Ma torniamo al nostro reportage. Proprio nella baia della roccia del pinnacolo dell’isola Bartolomè è stata girata la parte del film ‘Master and Commander’ relativa alle Galapagos, interpretata da Russel Crow. Ci immergiamo nella vicina Roca Cousins, un enorme trigone si riposa su una terrazza naturale della roccia basaltica stratificata. Incontriamo diverse tartarughe e riesco a realizzare un bel controluce ad una di loro accompagnandola nella sua navigazione. Dei leoni marini sfrecciano per accaparrarsi il pasto tra una nuvola di pesci. La conformazione del fondale varia col variare delle isole che visitiamo. La temperatura dell’acqua è piuttosto fresca (mi immergo con una semistagna Cressi) e la visibilità continua ad essere limitata. Terminata l’immersione, navigazione notturna per la lontana quanto rinomata isola di Wolf, ultimo avamposto di terraferma insieme all’isola di Darwin, prima dello sconfinato Oceano Pacifico. Ci immergeremo nello spot d’immersione denominato Bahia Tiburon, cioè la baia degli squali. la rotta ci porterà a solcare lo 0° dell’equatore, attraversando il mare da sud a nord. Costeggiamo le alte scogliere dell’isola, il cielo è invaso dalle varie specie di volatili, anche se un po’ distratti ascoltiamo il briefing prima dell’immersione. Sotto la superficie anche Wolf presenta la stessa visibilità, le tartarughe non mancano, avvisto tre martello ma il tempo di fare l’inquadratura e i tre squali si sono già dissolti nella nebbia che avvolge questi fondali. Sul finire dell’immersione dei leoni marini giocano con la risacca delle onde che si insinua tra le rocce. Domani si partirà alla volta di Darwin, l’isola alla propaggine più estrema prima della distesa dell’oceano Pacifico.

Isola di Darwin
Il sole è sorto da poco e affacciandomi dalla mia cabina il panorama dell’isola di Darwin mi cattura immediatamente : una roccia che forma un arco naturale, l’arco di Darwin appunto, è l’avamposto delle alte scogliere dell’isola che lascia nidificare indisturbate le numerose specie che la abitano. Le immersioni si svolgeranno tutte sulla piattaforma dell’arco di Darwin, che scivola a gradoni dai 10 ai 30 metri di profondità. L’incontro con una nuvola di tonni, che nuota in prossimità della superficie, è notato per il suo rumore… proprio cosi, si avverte chiaramente il suono della loro concitazione sott’acqua, probabilmente stanno banchettando con un fitto banco di pesci. Si notano anche rarissime formazioni di madrepore, su un substrato piuttosto brullo, con anfratti che sembrano fatti apposta per lasciar riposare le tartarughe, ne vediamo diverse infatti che sornione si voltano infastidite dai nostri illuminatori. Mentre si torna all’imbarcazione con il gommone avvistiamo dei delfini che nuotano in superficie, ci avviciniamo e mi tuffo in acqua, un esemplare viene incuriosito ad osservarmi, riesco a filmarlo emozionato per l’evento piuttosto raro. Siamo al giro di boa, navigazione verso Wolf per tentare nuovamente la sorte a baia tiburon. Il mio sesto senso mi dice che è il giorno giusto : invito alcuni compagni d’immersione a seguirmi, ma per la forte corrente ci ritroviamo affacciati nel blu soltanto in tre, compreso Rafael, guida dall’enorme esperienza. Un grosso banco di barracuda si muove assumendo figure circolari astratte davanti a noi, vado a nuotarci in mezzo, effettuo dei buoni passaggi in controluce, ma ecco la sorpresa tanto attesa… una formazione di martello si materializza sopra le nostre teste. Saranno una quarantina di esemplari quelli visibili, e chissà quanti altri nel blu, oltre il muro della visibilità. Nuotano sinuosi con le loro inconfondibili sagome, lo spettacolo è formidabile, io e Rafael ci stringiamo la mano in segno di successo… e già, nel frattempo siamo rimasti solo in due sott’acqua. Finiamo l’immersione nel blu e uscendo osserviamo lo spettacolo delle sule che volano radenti la superficie del mare, di fronte la muraglia dell’isola di Wolf. A bordo nessuno crede al mio racconto, solo di fronte alle immagini degli squali martello in controluce, seppur contenti del mio incontro, si rammaricano di aver perso questa occasione.

Cabo Marshall
Nel frattempo una comunicazione via radio alle nostre guide da parte di un’altra nave charter ci segnala che a Capo Marshall, baia sullo 0° dell’equatore a est dell’isola di Isabela, dove si trova il vulcano Wolf, che con i suoi 1660 metri è il più alto delle isole Galapagos, la visibilità dell’acqua in immersione è notevolmente migliore rispetto agli altri siti. Le 15 ore di navigazione necessarie per raggiungere capo Marshall vengono ripagate da un’immersione spettacolare… l’acqua limpida e la temperatura confortevole ci lasciano incontrare numerose mante, le quali nuotano intorno a noi insieme a tartarughe, aquile di mare e nuvole di pesci che oscurano il sole che filtra dalla superficie. Ma le condizioni del mare mutano già nell’immersione seguente, la visibilità è tornata quella di sempre ma la quantità di pesce non varia, è impressionante. Nelle immersioni notturne le tartarughe, numerose come sempre, si spaventavano notevolmente alla vista dei nostri fari e partivano all’impazzata per evitare il fascio luminoso. Salutiamo il mondo sommerso delle Galapagos con l’ultima immersione a Gordon Rock, antico cratere vulcanico, dove osserviamo in un anfratto una famiglia di squali pinna bianca, mentre un grosso esemplare di squalo martello mi punta dal fondo, poi vira bruscamente sparendo nuovamente nel suo elemento, nella deco un leone marino saetta vicino a noi. Proseguiamo la nostra navigazione verso Santa Cruz, una volta fermi nella rada di Puerto Ayora, con lo Zodiac raggiungiamo il molo del centro abitato per andare a visitare l’ambiente naturale dove vivono gli esseri che hanno dato il nome all’arcipelago: le Galapagos (in spagnolo), le tartarughe giganti appunto. William Dampier, bucaniere inglese che ancorò nelle isole nel 1684 scriveva: - le tartarughe giganti qui sono cosi numerose che 5.600 uomini possono sostenersi per molti mesi senza altra sorta di provvigioni; sono straordinariamente grandi e grasse che non c’è posto migliore per mangiare -. Si nutrivano infatti delle tartarughe giganti nei loro lunghi viaggi in mare, cosa che ha portato questa specie sull’orlo dell’estinzione. Nel 1959, un secolo dopo la pubblicazione di Darwin – l’origine della specie – l’Ecuador ha dichiarato le Galapagos parco naturale e dichiarate dall’Unesco patrimonio naturale dell’umanità. Abbiamo percorso quasi 500 miglia nel nostro viaggio alla scoperta di queste isole incantate, le Galapagos, opera della natura a circa 1000 km dalle coste dell’Ecuador, nel cuore dell’oceano Pacifico. Lo slogan delle isole – prendi solo immagini, lascia solo le tue tracce – deve essere davvero interpretato. Cosi ho fatto… nella speranza di aver dato il mio contributo per cercare di comprendere che le Galapagos, cosi come la natura mondiale, sono un patrimonio di tutti noi, e che il nostro comportamento deve essere da esempio se vogliamo che le generazioni future possano ancora godere di uno spettacolo sempre più compromesso.

Testi e immagini di : Domenico Martino


Torna ai contenuti | Torna al menu