Appunti di Viaggio


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Le origini e il Viaggio

DESTINAZIONI > Isole Galapagos

Origine
Il mare che circonda l’arcipelago delle Galapagos è vasto e molto profondo, siamo in pieno oceano Pacifico. Il posto più vicino alla terra è a 1000 km (624 miglia), direzione est, verso le coste dell’Ecuador. Distante l’origine, chiaramente vulcanica, si può facilmente intuire dai coni che si avvistano durante la navigazione e che hanno fatto ergere queste isole dagli abissi. L’arcipelago è composto da 47 isolotti e 26 scogli; il nome deriva dalle tartarughe giganti che ancora oggi popolano alcune isole. Le Galapagos sono forse l’unico paradiso naturale rimasto nel mondo simile alle condizioni iniziali del tempo in cui queste isole vennero colonizzate da piante e animali. L’arcipelago è un patrimonio mondiale, un gioiello naturale di questo pianeta. Nel 1835 il naturalista inglese Charles Darwin comparava le Galapagos alle parti coltivate delle regioni infernali. Qui sviluppava la teoria dell’evoluzione della specie. Le Galapagos si muovono sulla piattaforma sommersa Nazca, in direzione del continente americano. Con l’attuale movimento l’arcipelago sparirà sotto il continente americano in circa 4 milioni di anni e nuove isole, dove la frattura originale continua ad eruttare lava, si formeranno.

Il viaggio
Dopo l’organizzazione fulminea di Fabio Tonelli (personaggio unico, solo lui poteva organizzarla) e i miei tempi da reparto operativo nel gestire l’operazione, la "missione" in Ecuador per girare un reportage naturalistico alle isole Galapagos è finalmente realtà. Il volo sino a Guayaquil da Roma, con scalo Madrid e Quito, sarà perchè si vola di giorno, sembra non finire mai. Ma siamo ancora sulla terraferma, sono ospite di Marina (italianissima attrice nelle telenovelas in Ecuador) e del suo gentile consorte Alberto. La sera siamo alla cena di gala offerta dal centro italiano Garibaldi, dove finalmente incontro Fabio. La mattina successiva si parte dall’aeroporto Simon Bolivar di Guayaquil per l’isola di Baltra, nell’arcipelago delle Galapagos. Dopo mezz’ora circa di volo le ruote dell’aeromobile toccano terra, un pullman ci conduce sino al molo per essere finalmente accompagnati a bordo del Lobo de Mar III, confortevole M/Y con ampi spazi interni. Mi sistemo nella cabina al livello superiore con un panorama mozzafiato.

Inizia la crociera
Ci siamo, si naviga per l’isola Plaza, due ore circa di mare calmo con un’onda oceanica che ci culla un po’. Check dive per provare le attrezzature. Un leone marino, il lobo de mar in spagnolo, dorme placido su una roccia appena sopra la superficie, l’acqua non è fredda come mi aspettavo, anche se dovrò ricredermi nelle immersioni successive. Nel pomeriggio si scende a terra e camminiamo tra le varie specie animali per nulla intimorite dalla nostra presenza. Una femmina di leone marino allatta il proprio piccolo, molti altri esemplari stanno giocando in acqua, mentre una iguana marina posa per noi. Molte specie di uccelli nidificano tra le pareti che a picco scivolano in mare; un mare che frange con impeto su queste rocce basaltiche. La luce del tramonto colora l’ambiente in modo surreale, mettendo in risalto le differenze di tonalità delle iguane terrestri. La navigazione notturna porta il lobo de Mar III sull’isola di Seymour per l’immersione delle 6.30. La zona rinomata è Seymour nord, la profondità intorno ai 20 metri. Una tartaruga ci gira intorno incuriosita, anche un leone marino ci raggiunge per una rapida occhiata. La visibilità è piuttosto limitata. Mentre seguo un’altra tartaruga sulla destra sfilano in parata un gruppo di aquile di mare, eseguono un passaggio di grande eleganza. Uno squalo pinna bianca di buone dimensioni nuota una decina di metri sopra la mia testa per scomparire velocemente nell’acqua ricca di sospensione. Dopo l’immersione scendiamo a terra e lo spettacolo continua: numerose coppie di Sule dalle zampe palmate azzurre si corteggiano con movenze molto coreografiche, alcune covano le uova, mentre ne scorgo una con il piccolo pennuto che avrà pochi giorni di vita. Mi avvicino troppo ad un nido ed una Sula per difesa mi lascia lo stampo del becco sul paraluce della mia videocamera. Insieme con le Sule nidificano anche le Fregate, la cui caratteristica più vistosa è il gozzo gonfio del maschio, di un colore rosso porpora, che ha la funzione di attirare la femmina nel corteggiamento. Mi avvicino ad un leone marino, la cui siluette in primo piano propone come quinta naturale le isole di Dafne Major e Dafne Minor, mentre onde di almeno tre metri frangono fragorosamente a poca distanza, con la brezza che riversa indietro la spuma che si forma. Anche una coppia di iguane marine si mette in posa, una fronte l’altra, permettendomi di avvicinarmi a circa trenta centimetri.

I pinguini di Bartolomè
Le meraviglie continuano, si naviga per Isla Bartolomè, famosa per la roccia del pinnacolo, davvero caratteristica, ed i pinguini all’equatore…non male. La colonia di pinguini è ridotta a circa 2000 esemplari, mentre prima erano diverse decine di migliaia. Sembra che la responsabilità sia del fenomeno atmosferico NIÑO, che ha portato un innalzamento della temperatura, spingendo il nutrimento dei pinguini in acque più profonde e più fredde, dove loro non possono spingersi. Anche le correnti marine influenzano molto la temperatura e il nutrimento delle Galapagos e sono fondamentalmente tre. La corrente di superficie NIÑO FLOW, proviene da Panama, centro America, da Dicembre a Maggio e porta acqua pulita e più calda. C’è la famosa corrente di HUMBOLDT, sempre di superficie, spinge da Giugno a Novembre e arriva dal sud del Pacifico, quindi è una corrente fredda che porta molto nutrimento. Altro contributo al sistema arriva dalla corrente sottomarina di CROMWELL, arriva dal Pacifico ovest tutto il periodo dell’anno. E’ una corrente fredda, come quella di Humboldt, porta molto nutrimento, come il plankton, soprattutto nell’area ovest dell’isola di Isabela.

Testi e immagini di : Domenico Martino


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